Yulex™

Fin da quando nel 2005 abbiamo realizzato le nostre prime mute, abbiamo avuto un semplice obiettivo: applicare le competenze maturate nell'ambito del design di prodotti tecnici alla creazione di wetsuit resistenti e ad alta performance nel modo meno dannoso possibile per l'ambiente.

Iniziando a svolgere ricerche su come venivano prodotte le mute tradizionali, abbiamo scoperto che l'elemento più nocivo di questo indumento, dal punto di vista ambientale, è sempre stato il neoprene, per via del processo di lavorazione complesso e ad alto consumo di energia.

Il neoprene, o policloroprene, sviluppato in origine nel 1930, viene solitamente prodotto mediante clorurazione e polimerizzazione del butadiene, sostanza petrolchimica raffinata dal petrolio greggio. Questo materiale è stato la base per la realizzazione di mute subacquee e da surf fin dall'inizio degli anni '50 e, all'epoca della nostra prima generazione di wetsuit, non esistevano alternative concretamente adottabili.

Per cercare di ridurre la quantità di neoprene impiegato, abbiamo foderato le nostre mute con tessuti innovativi che incorporavano lana merino priva di cloro, in grado di offrire calore extra. Abbiamo inoltre adottato il neoprene prodotto con acetilene derivato da pietra calcarea invece di ricorrere al butadiene derivato dal petrolio, ma anche questo materiale non è rinnovabile e la sua lavorazione richiede ingenti quantitativi energetici, per non parlare degli effetti legati alle operazioni estrattive e di trasporto. Rispetto al neoprene derivato dal petrolio la differenza non è stata comunque apprezzabile, quindi ci siamo resi conto di dover proseguire nel percorso di ricerca di una soluzione migliore.

Nel 2008 abbiamo siglato una partnership con l'azienda Yulex per sviluppare un materiale rinnovabile e a base vegetale che sostituisse il neoprene. Trascurando inizialmente la pianta di hevea—la principale fonte mondiale di gomma naturale—per via della sua associazione con le attività di deforestazione, abbiamo creato le prime mute in gomma prodotta a partire dalla pianta di guayule. Quando però abbiamo scoperto che l'hevea viene coltivata anche in piantagioni del Guatemala certificate dal Forest Stewardship Council™, abbiamo riconsiderato l'intera questione: il lattice ricavato dall'hevea è infatti l'alternativa che offre le migliori performance rispetto al neoprene e, in più, è ottenibile mediante un processo che non contribuisce alla deforestazione.

A partire dall'Autunno 2016, la gomma naturale Yulex impiegata nelle nostre mute proverrà esclusivamente da fonti Forest Stewardship Council™ (FSC) certificate da Rainforest Alliance. Dopo essere stato spillato dagli alberi di hevea, il lattice grezzo viene raffinato dai nostri partner Yulex mediante un processo brevettato in grado di rimuovere il 99% delle impurità, incluse le proteine che causano le allergie al lattice, ottenendo un elastometro naturale altamente resistente e senza effetti sensibilizzanti.

Siamo entusiasti di aver scoperto un materiale rinnovabile, che offre prestazioni uguali, e persino superiori, al neoprene tradizionale. Le valutazioni ambientali condotte da Patagonia hanno fatto emergere un ulteriore, importante vantaggio: poiché il polimero del poliisoprene viene prodotto direttamente dagli alberi e non negli stabilimenti, impiegando quindi energia solare invece di elettricità, il processo di lavorazione genera emissioni di CO2 ridotte dell'80% circa rispetto alla produzione del neoprene tradizionale.

Continuando ad essere il materiale d'elezione per un'ampia gamma di prodotti caratterizzati da severi requisiti di performance, come ad esempio i pneumatici per le ruote degli aerei e i guanti per uso medico, la gomma naturale si conferma più resistente e flessibile dei suoi equivalenti sintetici. La robustezza, l'elasticità e l'ottimale flessibilità si estendono così oggi anche alle mute, con eccellenti risultati: questo significa che, oltre a non contribuire alla deforestazione, il lattice Yulex rappresenta un importante passo avanti in termini di performance.

Ultima considerazione ma non meno importante, poiché solo lo 0,5% del lattice attualmente prodotto a livello mondiale proviene da fonti con certificazione FSC™, ci auguriamo che la nostra scelta possa motivare altre aziende ad introdurre pratiche più sostenibili nelle proprie catene di produzione.